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Origini e storia dell'aerografo

La maggior parte dei libri sull’aerografo attribuisce la nascita di questo strumento all’acquarellista americano Charles Burdick, indicando nel 1893 l’anno in cui l’artista-inventore realizzò il suo primo prototipo di aeropenna. In realtà prima di lui anche altri inventori, indipendentemente l’uno dall’altro, realizzarono a partire dal 1870 una serie di progetti analoghi, e susseguentemente nacquero numerose aziende produttrici di aeropenne, sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. Alcune di queste sono tuttora esistenti.

Le strade che portano a creare i presupposti per la nascita dell’aerografo passano, nel 1831, dal laboratorio del fisico francese Luis Jacques Mande’ Daguerre. Egli in quell’anno scoprì che i vapori di mercurio rendevano visibile un’immagine, altrimenti invisibile, sulle lastre di rame argentato. Nel 1839 Daguerre perfezionò il suo procedimento, ottenendo il primo dagherrotipo (che prese il suo nome) – ovvero la prima vera, rudimentale immagine fotografica. Era nata la fotografia moderna.

Riproduzione di un dagherrotipo del 1850

La scoperta fece scalpore, pur essendo molto lontana da quanto siamo abituati a vedere ai giorni nostri. Il dagherrotipo era solo una lastra d’argento, che anneriva per effetto dell’ossidazione dell’argento a contatto con l’aria, e che appariva molto approssimativa nei dettagli. Ma la scoperta di questo procedimento valse a Daguerre un enorme successo che lo convinse a produrre e commercializzare l’attrezzatura necessaria per riprodurlo. La popolarita’ dell’invenzione fu immediata: pittori, scrittori, archeologi, architetti e avventurieri si trasformarono in primitivi foto-reporter, avvalendosene nei loro viaggi, per mostrare al mondo le immagini di terre lontane.

Ma dopo l’iniziale entusiasmo, emersero i limiti di questa tecnica, caratterizzata da contrasti molto netti senza mezze tinte. Oltretutto solo in bianco e nero. Da qui nacque l’esigenza di intervenire con mezzi manuali sul dagherrotipo, per aggiungere le mezze tinte, e successivamente il colore. I primi fotografi cominciarono ad inserire anche qualche sagoma umana o animale, per rendere piu’ gradevoli le immagini, altrimenti mortalmente noiose (in effetti non era possibile fino a quel momento fotografare persone o cose in movimento per via della lunga esposizione). Così cominciarono a farlo intervenendo sul dagherrotipo con il pennello prima, e con l’aerografo successivamente. Con questo strumento, anzi, si ottenevano certi effetti vellutati, campiture leggere e sfumate, impossibili da ottenere con gli strumenti tradizionali. Ecco dunque che l’aerografo faceva ufficialmente la sua comparsa, inizialmente nel settore del fotoritocco.

Una foto di Abner Peeler in età avanzata.

Non sappiamo con certezza quando i primi fotografi del tempo, nel loro lavoro di fotoritocco, affiancarono al pennello qualcosa che si assomigliasse ad un aerografo. Può essere che alcuni di essi usassero qualcosa del genere, e che questo strumento poi non sia stato brevettato o che si siano persi nel tempo testimonianze dirette o i disegni progettuali. Solo nel 1879 si trova finalmente traccia sensibile del primo rudimentale aerografo.
A concepirlo fu un gioielliere dell’Iowa, Abner Peeler, che dopo aver assemblato artigianamente alcuni oggetti presenti nel suo laboratorio (un cucchiaino da marmellata, un ago di una cucitrice, un cacciavite piegato, qualche pezzetto di ferro adeguatamente piegato, alcuni blocchetti di legno, ecc.) poté alimentare con aria compressa ciò che era scaturito da questo singolare montaggio. Era finalmente nato l’aerografo.

Una meticolosa ricostruzione del primo aerografo realizzato da Peeler, ad opera di Andy Penaluna

Non è detto che le finalità costruttive di Peeler fossero quelle artistiche. Egli forse stava cercando uno strumento che lo aiutasse nel lavoro di gioielliere, probabilmente nella pulizia delle pietre o per il trattamento dei metalli preziosi con solventi o coloranti.
Quando si accorse della efficacia della sua scoperta, Peeler chiamò la sua invenzione “Paint Distributor”, ovvero “erogatore di colore”, ed entrò in contatto immediatamente con i fratelli Charles e Liberty Walkup, che investirono nell’idea, ipotizzandone un futuro successo nel campo del fotoritocco.

Il brevetto del primo aerografo di Peeler

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